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Ingombro della carreggiata e trasporti

Masse, visibilità e utenti vulnerabili

I rischi che nascono quando veicoli molto diversi condividono la stessa strada.

Domanda 1127: il segnale raffigurato avverte della possibile presenza di autocarri in lento movimento, quindi la risposta è VERO: il conducente deve moderare la velocità, perché la differenza di velocità con il veicolo lento rende difficile valutarne i tempi di avvicinamento.

La massa non protegge gli altri: conta la differenza

Il conducente di un'autovettura deve conoscere i rischi derivanti dalla presenza di veicoli lenti, velocipedi, ciclomotori e veicoli di grande massa, come autocarri, autotreni, autoarticolati, autobus e suv, e adattare la guida a questi rischi. Il principio che regge tutta la materia è uno solo: gli incidenti tra veicoli risultano più pericolosi quando le masse sono molto diverse tra loro.

Da qui si spiegano le affermazioni false più frequenti. Dire che un'autovettura di notevole massa è una garanzia di sicurezza anche per i veicoli più piccoli, o che i veicoli sono tanto più sicuri quanto più le masse sono differenziate, o che grandi differenze di prestazioni e di masse facilitano una buona sicurezza stradale, significa capovolgere il principio. La massa elevata protegge al massimo chi sta a bordo, e comunque non i veicoli più leggeri con cui ci si scontra: un veicolo pesante ha inerzia maggiore e spazi di frenata più lunghi, quindi in caso di urto scarica il danno su chi è più piccolo.

Lo stesso vale per la varietà di velocità. La presenza di veicoli che possono raggiungere velocità molto diverse tra loro, soprattutto su strada extraurbana, non è un fattore di sicurezza ma un fattore di rischio, perché costringe a continui sorpassi e a stime difficili dei tempi di avvicinamento. La stessa logica si applica ai mezzi pesanti: autocarri, autotreni e autoarticolati costituiscono per un'autovettura o un motociclo un rischio potenziale maggiore rispetto agli altri veicoli, soprattutto se non rispettano i limiti di velocità.

Il ragionamento vale anche a parti invertite. Chi guida una piccola autovettura deve mettere in conto i maggiori rischi di tamponamenti o collisioni con un'autovettura di massa superiore. La regola non è dunque «i pesanti sono pericolosi», ma «più è grande lo squilibrio di massa tra i veicoli coinvolti, più è grave l'urto».

Il fuoristrada (Suv): altezza, massa e paraurti rafforzati

Il fuoristrada (Suv) unisce altezza e massa notevoli. Il suo conducente deve guidare con la massima prudenza, consapevole che altezza e massa costituiscono un potenziale pericolo per pedoni, ciclisti e autovetture di modeste dimensioni. Per questo è FALSO che la guida di un Suv garantisca la massima sicurezza per gli occupanti e per gli altri utenti: la sicurezza di chi sta a bordo non si trasferisce a chi sta fuori.

I paraurti sporgenti e rafforzati (bull bars) sono un altro punto d'esame. Non rendono i fuoristrada meno pericolosi per gli altri veicoli in caso di collisione o di tamponamento: al contrario, il conducente deve considerare i gravi danni che quei paraurti possono determinare nell'impatto con veicoli più piccoli.

C'è infine il tema dell'ambiente di guida. Il Suv non è affatto particolarmente indicato all'interno dei centri abitati: la sua guida è particolarmente impegnativa in città e richiede particolari cautele soprattutto nelle manovre di emergenza. Quando il quesito accosta Suv e centro abitato in senso favorevole, la risposta è FALSO; quando parla di impegno e di cautele in città, è VERO.

Autocarri e fuoristrada: chi sta davanti non si vede

Pedoni, in particolare bambini, e ciclisti rischiano di rimanere fuori dal campo visivo dei conducenti di autocarri o fuoristrada (Suv) a causa dell'altezza e della sagoma di questi veicoli, cioè della limitata visuale offerta dal parabrezza nella zona immediatamente antistante. È il motivo per cui il campo di visibilità degli autocarri non permette affatto il controllo sicuro di tutta la zona immediatamente antistante e laterale.

Il momento critico è la ripartenza. Prima di riprendere la marcia, ad esempio dopo l'arresto a un semaforo, il conducente di un autocarro deve prestare particolare attenzione alla possibile presenza di un pedone o di un ciclista davanti al veicolo fermo, e deve prevedere la presenza di chi affianca e sfiora la parte anteriore proprio perché la sagoma del proprio mezzo ne preclude l'avvistamento. È quindi FALSO che i conducenti di autocarri possano facilmente avvistare pedoni o ciclisti in quella posizione.

Il rischio ha due lati. Dal punto di vista del pedone, non si attraversa in tutta sicurezza a distanza ravvicinata dalla parte frontale di un autocarro fermo in colonna che sta per ripartire, pensando di essere sicuramente avvistati: l'affermazione è FALSA per lo stesso motivo. Dal punto di vista del conducente, la stessa limitata visuale rende pericolosa la fermata di questi mezzi in colonna quando sono presenti pedoni o mezzi a due ruote.

L'altezza dei fuoristrada inganna: sembra offrire una visuale dall'alto, ma non permette al conducente una adeguata visibilità di tutti i possibili ostacoli in basso, ad esempio i bambini. I pedoni, e soprattutto i bambini, rischiano di rimanere fuori dal campo visivo del conducente di un Suv proprio a causa delle dimensioni del mezzo.

Il campo visivo dell'abitacolo e i vetri

Che il veicolo abbia per costruzione un adeguato campo di visibilità non dispensa il conducente dal guardare. Nonostante le caratteristiche costruttive lo rendano possibile, durante la guida il conducente deve visualizzare attentamente l'area antistante e limitrofa: è un obbligo di vigilanza continua. Per questo è FALSO che ci si possa limitare a un controllo visivo affrettato dell'area immediatamente antistante il veicolo.

Il campo di visibilità può essere ridotto anche da elementi della propria autovettura: uno dei poggiatesta oppure parti della carrozzeria possono impedire accidentalmente l'avvistamento di altri utenti della strada. Il rischio non arriva solo dall'esterno, ma anche dall'abitacolo stesso.

Sui vetri vale una regola netta. Per consentire una adeguata visibilità è vietato applicare pellicole adesive sul parabrezza e sui vetri laterali anteriori dei veicoli. La condizione «a patto che siano di materiale rimovibile» non crea alcuna eccezione: il divieto riguarda la pellicola adesiva in sé, quindi l'affermazione che la consente se rimovibile è FALSA.

Ciclisti e ciclomotoristi: prevedere l'imprudenza altrui

I velocipedi sono mezzi dotati di massa modesta, caratterizzati da basse velocità e da possibili oscillazioni trasversali. Il conducente di un'autovettura o di un motociclo deve adattare la guida a questi rischi, e non può contare sul fatto che i suoi colleghi a motore prevedano sempre cadute o sbandamenti dovuti a irregolarità del fondo: è FALSO che i ciclisti viaggino in tutta sicurezza nel traffico extraurbano per questo motivo. Nemmeno i bambini in bicicletta, anche se affiancati, sono privi di rischio per chi guida un autoveicolo a causa della loro modesta velocità.

Il conducente deve rispettare la distanza di sicurezza laterale da ciclisti e ciclomotoristi ed evitare deviazioni trasversali, anche modeste, per non metterne a repentaglio l'equilibrio ed evitarne la possibile caduta a terra. Rispettare i limiti di velocità non basta: superare a velocità sostenuta un ciclomotorista nonostante la scarsa distanza di sicurezza laterale è FALSO come comportamento lecito, perché il limite non sostituisce la distanza laterale.

Il conducente di autoveicolo non può nemmeno limitarsi a rispettare le norme di circolazione. È FALSO che non sia tenuto a prevedere le possibili imprudenze del ciclomotorista che lo affianca: deve prevedere manovre improvvise altrui, come il procedere a zig-zag di un ciclomotore. Il rischio è maggiore perché i ciclomotori sono spesso condotti da giovani con limitata esperienza di guida, e il conducente deve costantemente ricordarlo. Lo stesso vale per i velocipedi guidati da giovanissimi inesperti o da anziani: un ciclista anziano che esegue con difficoltà e lentezza la torsione del busto per guardare dietro impone al conducente particolare prudenza.

Nelle manovre di svolta il problema è la stima delle velocità, ed è reciproco. Per un ciclista che si accinge a una manovra, ad esempio la svolta a sinistra, è molto difficile valutare la velocità di avvicinamento dei veicoli a motore, e il conducente di un'autovettura deve prevedere questa difficoltà anche quando il ciclista si trova sulla sua stessa corsia. Al contrario, è FALSO che la velocità di un'autovettura sia facilmente valutabile a distanza da un ciclista che procede lentamente, soprattutto su strade extraurbane.

Chi guida deve a sua volta valutare con prudenza, in relazione alla propria velocità, la distanza che lo separa da un ciclomotorista che si accinge a svoltare; è FALSO che sia facile farlo quando questi rallenta bruscamente per svoltare in una strada non sufficientemente segnalata. La svolta a sinistra è particolarmente pericolosa per un ciclomotore, perché deve interferire con la traiettoria di una o più colonne di veicoli più veloci sopraggiungenti nella stessa direzione.

Veicoli lenti su strada extraurbana

Macchine agricole, ciclomotori e macchine operatrici sono veicoli lenti, e il rischio è massimo soprattutto su strade extraurbane. Il pericolo non sta nella loro velocità, ma nella differenza di velocità con il mezzo che si conduce, che rende difficoltosa la valutazione dei tempi di avvicinamento.

Per questo è FALSO che sia facile valutare i tempi di avvicinamento a un veicolo lento per un'autovettura che viaggia a velocità sostenuta, pur rispettando i limiti: rispettare i limiti non elimina l'errore di stima. È invece VERO che per chi procede a velocità regolare su strada extraurbana può risultare difficoltosa la valutazione della velocità di una macchina agricola, che in genere procede lentamente.

Anche il ciclomotore a tre ruote rientra nella categoria. Il conducente di un'autovettura deve conoscere i rischi derivanti dalla presenza, soprattutto su strade extraurbane, di mezzi particolarmente lenti come i ciclomotori a tre ruote. Per un'autovettura che procede a velocità sostenuta su strada extraurbana a due sole corsie, pur rispettando i limiti, un ciclomotore a tre ruote costituisce un potenziale pericolo, soprattutto se effettua manovre improvvise.

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