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Condizioni psicofisiche e primo soccorso

Primo soccorso, shock e incoscienza

Le priorità sul luogo dell’incidente e come si assiste un ferito.

Il segnale raffigurato indica la presenza di un apparecchio per chiamare il soccorso stradale: l’affermazione è VERA. Chiamare i soccorsi qualificati è una delle prime azioni di chi interviene dopo un incidente.

Obbligo e scopo del primo soccorso

Soccorrere un ferito della strada è un obbligo di legge e insieme un obbligo morale. Per questo l’affermazione «Soccorrere un ferito della strada non è un obbligo imposto dalla legge, ma solo un dovere morale» è FALSA: il dovere morale c’è, ma non è l’unico. Il soccorso può salvare la vita al ferito o evitare che subisca ulteriori danni fisici, ed è questa la ragione per cui la norma non lascia margini di scelta.

Le formulazioni che cercano di creare un’eccezione sono tutte sbagliate. Non è vero che l’obbligo riguardi solo i medici e il personale sanitario, non è vero che si possa evitare di soccorrere per non mettere a repentaglio la propria sicurezza, non è vero che si possa evitare se ciò crea intralcio alla circolazione e non è vero che valga solo quando l’incidente è considerato grave. Ciascuna di queste domande aggiunge una condizione che la legge non prevede, e la risposta è sempre FALSO.

Anche la fuga è esclusa: chi è coinvolto in un incidente non deve allontanarsi sempre e subito dal luogo in cui si è verificato. Il «sempre e subito» è la parola assoluta che rende falsa l’affermazione. Al contrario, prestare soccorso non cancella la responsabilità penale connessa al sinistro: chi ha soccorso resta soggetto alle conseguenze delle proprie violazioni.

Lo scopo del primo soccorso è assistere il ferito e, se occorre, mantenerlo in vita con semplici e immediati interventi, in attesa di soccorsi più adeguati. Il soccorritore non si sostituisce al medico: non prende iniziative di specifica competenza medica e quindi non somministra farmaci alla vittima. Ecco perché è FALSO che debba dare farmaci, e sono VERE le formulazioni che parlano di assistere gli infortunati secondo le proprie possibilità e conoscenze.

Valutare la scena: le priorità di chi interviene

Il primo gesto non è parlare con il ferito ma valutare bene la situazione, per proteggere gli infortunati da altri pericoli. Un secondo incidente, un principio di incendio o il traffico che continua a sopraggiungere possono peggiorare le cose più di quanto abbia fatto il sinistro. Si segnala subito l’incidente e si chiamano i soccorsi qualificati; la segnalazione della zona con gli appositi dispositivi rientra in questo stesso quadro di sicurezza.

Due domande d’esame mettono alla prova l’ordine delle priorità. Chiedere al ferito nome e cognome come prima cosa è FALSO: l’identificazione può attendere che siano state stabilite le sue condizioni vitali. Allo stesso modo è FALSO che il fine del primo soccorso sia chiedere subito come sia avvenuto l’incidente: la ricostruzione non salva nessuno, la respirazione e le emorragie sì.

Restare fermi ad aspettare è altrettanto sbagliato. «Bisogna aspettare solo l’arrivo dei soccorsi, senza fare nulla» è FALSO, perché il soccorritore ha il compito di assistere il ferito nell’attesa. Ed è FALSO anche che non si debba mai toccare il ferito finché non arriva la polizia: la presenza delle forze dell’ordine non condiziona l’assistenza.

Sul fronte opposto c’è l’errore dell’intervento affrettato. Bisogna evitare, per quanto possibile, che il ferito subisca ulteriori danni e che altre persone pratichino interventi sbagliati o dannosi. È il principio fondamentale: non peggiorare le condizioni della vittima. Per questo non è VERO che si debba allontanare il ferito in ogni caso dal posto in cui si trova.

Lo stato di shock: cause e sintomi

Lo stato di shock, molto simile a uno svenimento, è determinato da una caduta di pressione del sangue che riduce l’afflusso di sangue e provoca gravi danni a cervello e cuore. Da qui la risposta a «Lo stato di shock non rappresenta un pericolo per la salute»: FALSO, perché è una condizione pericolosa in sé, non un semplice malessere.

Le cause riconosciute sono quattro: forte dolore fisico, gravi traumi, forti emozioni e forte perdita di sangue. Le domande le presentano in tutte le forme. Sono VERE quelle che indicano un forte trauma, una forte perdita di sangue, un forte dolore o una forte emozione (gioia, rabbia). Sono FALSE quelle che negano il nesso: lo shock non «non si verifica mai» in chi ha perso molto sangue o ha avuto un trauma, e non è vero che non possa dipendere da forti emozioni.

I sintomi sono il punto in cui il quiz tende le trappole. Sono VERI: brividi, pelle molto pallida e fredda, sudorazione fredda alla fronte, battiti del cuore più frequenti e improvvisa pronuncia di frasi e parole senza senso. Sono FALSI i quadri opposti: colorito rosso della pelle con forti vampate di calore, ampie macchie scure sulla pelle e un forte aumento della temperatura corporea. Lo shock è un raffreddamento pallido e sudato, non un accaloramento.

Nota anche la parola «sempre» nell’affermazione sulla temperatura: «si manifesta sempre con un forte aumento della temperatura corporea» è sbagliata due volte, perché il sintomo è quello contrario e perché nessun sintomo si presenta in modo assoluto.

Come si assiste un ferito in stato di shock

L’infortunato in stato di shock deve essere steso a terra e coperto per evitare dispersioni di calore. Le domande VERE dicono proprio questo: va disteso, va messo a terra e va coperto come meglio possibile per evitare che si raffreddi.

Se possibile, gli si tengono le gambe sollevate di circa 20-30 cm rispetto al corpo, per favorire l’afflusso di sangue al cuore e al cervello. La logica è la stessa della caduta di pressione: si aiuta il sangue a raggiungere gli organi più delicati. Per questo la posizione seduta è FALSA, perché allontana il sangue dal cervello.

Tutti i rimedi «attivi» sono sbagliati. Far camminare il ferito per riattivargli la circolazione è FALSO: lo affatica quando ha già poco sangue in circolo. Dargli piccoli schiaffi su guance e gambe è FALSO: non risolve nulla e può fare danni. Fargli bere piccole quantità di superalcolici è FALSO: è un intervento che spetta al medico, se mai, e non ha nulla di primo soccorso.

Ricorda infine che il soccorritore non interviene con farmaci: la sua parte è la posizione, il calore e la richiesta di soccorsi qualificati.

Il ferito incosciente

Un ferito è incosciente se non reagisce a stimoli semplici, non è in grado di eseguire movimenti e non sa rispondere a una domanda. Non potendo provvedere a se stesso, va vigilato e assistito fino all’arrivo del personale medico: è VERO che bisogna controllare spesso le sue condizioni fino all’arrivo dell’ambulanza, perché chi è incosciente non può segnalare cambiamenti nel respiro o nel colorito.

Il controllo del respiro si fa ponendo una mano sulla parte bassa laterale del torace o sull’addome: la domanda che lo descrive è VERA. Se il ferito respira a fatica, si liberano subito naso e bocca da eventuali ostruzioni. Se respira spontaneamente, lo si mette con molta cautela in posizione laterale di sicurezza: sdraiato su un fianco, con la testa reclinata all’indietro, la gamba piegata e il braccio piegato a sostegno della testa, la bocca aperta rivolta verso terra per far uscire i liquidi.

Muoverlo è consentito solo se si è certi che non abbia traumi alla colonna vertebrale: questa formulazione è VERA, mentre non lo è l’idea di spostare sempre il ferito. Sono invece FALSE le azioni inutili o dannose: bloccargli le mani, fasciargli la testa, metterlo in posizione semiseduta e somministrargli bevande alcooliche.

Le altre indicazioni sulle ferite e sui traumi trovano spazio negli articoli dedicati, come «Emorragie, fratture e ustioni», e su alcol e farmaci nell’articolo «Alcol, farmaci e idoneità alla guida».

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