Condizioni psicofisiche e primo soccorso
Emorragie, fratture e ustioni
Cosa fare, e soprattutto cosa non fare, davanti ai traumi più comuni.
Emorragia esterna: fermare il sangue prima di tutto
Davanti a un'abbondante emorragia esterna la prima priorità è arrestare la fuoriuscita del sangue. Il gesto è uno solo: si applica una pressione diretta sulla ferita con un panno pulito, una garza o, se disponibile, materiale sterile. Farlo riduce la perdita ematica e previene lo shock emorragico, cioè il crollo che segue a una perdita di sangue troppo rapida. Per questo sono VERE le domande che chiedono di tamponare subito la ferita facendo pressione con materiale pulito o possibilmente sterile, e quelle che parlano di cercare di arrestare la fuoriuscita del sangue.
Dopo aver controllato l'emorragia si chiamano subito i soccorsi, il 112 o il numero di emergenza locale. L'ordine conta: prima si tampona, poi si chiama, perché la chiamata non ferma il sangue. La domanda che unisce i due gesti (tamponare la ferita e chiamare subito i soccorsi) è VERA, e la spiegazione ricorda anche che la legge impone l'obbligo di prestare soccorso e di avvisare i soccorsi.
La trappola più frequente è la formula «bisogna solo medicare la ferita», che è FALSA. La medicazione è un passo successivo: prima viene il controllo dell'emorragia. La parola «solo» riduce l'intervento a un unico gesto e ignora proprio quello decisivo, la pressione diretta. Allo stesso modo è FALSO che si debba coprire la ferita e far camminare l'infortunato: lo sforzo non serve a nulla e non aiuta a controllare la perdita di sangue.
Quanto alla posizione, se possibile si mette il ferito seduto o sdraiato in attesa dei soccorsi. Queste posizioni facilitano il lavoro di chi soccorre e non ostacolano la pressione sulla ferita; da qui la risposta VERA alla domanda sulla posizione seduta o sdraiata.
Un'ultima coppia di domande riguarda il bere. «Non si può assolutamente dargli da bere acqua» è FALSA per via dell'avverbio assoluto, mentre dare da bere acqua o tè a un ferito sanguinante e incosciente è altrettanto FALSO. In entrambi i casi la priorità resta fermare l'emorragia; le bevande non fanno parte delle manovre da eseguire.
Ferita sanguinante, sporca o con corpi estranei
Una ferita sanguinante si copre e si tampona con garze sterili o con panni puliti, facendo pressione per bloccare il sanguinamento. Il materiale ideale è sterile, ma l'espressione ricorrente è «quanto più possibile pulito»: non si rinuncia a intervenire perché manca la garza sterile. Per la stessa ragione è FALSO che la ferita non vada coperta «per facilitare l'arresto spontaneo del sangue»: lasciarla scoperta può aumentare la perdita di sangue, e la copertura con pressione è proprio il primo passo.
L'acqua ha un solo impiego, circoscritto: si lava la ferita solo se è sporca di terra, per evitare una possibile infezione, e la domanda su questo punto è VERA. Fuori da questa condizione l'indicazione è di evitare qualsiasi manipolazione della lesione. Versare acqua calda per fermare il sanguinamento è FALSO: l'acqua serve a pulire la terra, non ad arrestare l'emorragia.
Il punto più delicato riguarda i corpi estranei conficcati nella ferita. Non vanno tolti, perché la loro estrazione potrebbe peggiorare l'entità dell'emorragia: il corpo estraneo può essere lui stesso a limitare il danno, e rimuoverlo in modo improprio provoca ulteriori emorragie. La domanda che dice di non toglierli è VERA. Quella che invita a toglierli subito e poi coprire la ferita è FALSA: rovescia l'ordine corretto, che prevede di tamponare la ferita e lasciare la rimozione a personale sanitario, in condizioni sterili.
Durante la fasciatura c'è una cautela in più: bisogna prestare molta attenzione a non far affondare il corpo estraneo nella ferita. Si copre e si tampona intorno, senza spingerlo né estrarlo.
Trauma della gabbia toracica
Il trauma della gabbia toracica può comportare fratture delle costole o dello sterno, aggravate da possibili lesioni ai polmoni. L'infortunato respira con molta difficoltà, e tutto l'intervento ruota attorno a questo: facilitargli la respirazione. La posizione indicata è quella semi-seduta, e la domanda che la propone è VERA.
Le altre posizioni proposte dalle domande sono FALSE perché peggiorano o non risolvono il problema respiratorio. Metterlo disteso con le gambe sollevate è la posizione che si associa ad altre situazioni, ma qui non facilita la respirazione. Farlo stare alzato «per diminuire la fuoriuscita di sangue» attribuisce al gesto un effetto che non ha e trascura la respirazione, che è il problema principale. Far fare profondi respiri a chi ha le costole o lo sterno fratturati è FALSO: il torace è lesionato e la richiesta aggrava la situazione invece di aiutare.
Se c'è una ferita visibile e profonda, e l'infortunato è cosciente, bisogna comprimere subito con un panno pulito, senza provvedere a pulire, disinfettare o medicare la lesione. Qui la regola generale dell'emorragia (pressione diretta) si combina con il divieto di manipolare: si comprime e basta.
Ci sono poi due indicazioni che accompagnano tutto il resto: proibire all'infortunato di bere e mangiare, e assisterlo fino all'arrivo del soccorso medico. La domanda che dice di assisterlo fino all'arrivo del soccorso medico è VERA. Fino ad allora è fondamentale mantenere la persona calma, controllare la respirazione ed evitare di spostarla inutilmente.
Fratture agli arti: immobilizzare, non muovere
La frattura è la rottura di un osso; se l'osso fuoriesce dalla pelle si parla di frattura «esposta». I segni principali sono il dolore violentissimo anche al minimo movimento dell'arto, il gonfiore e la deformazione della parte lesa. Da qui discende tutto il comportamento corretto: ogni movimento aumenta il dolore e può ledere nervi e vasi.
Per questo si deve immobilizzare la frattura nella posizione in cui si trova. L'immobilizzazione evita lesioni di nervi e vasi e attenua i violenti dolori che possono portare allo stato di shock. Sono VERE le domande che dicono di non muovere gli arti fratturati e di bloccarli senza procedere ad altre manovre; è VERA anche quella che aggiunge le normali misure anti-shock, purché vengano subito dopo il blocco e solo se necessario.
Sono invece FALSE tutte le domande che chiedono all'infortunato di muoversi: farlo camminare per diminuire il dolore, chiedergli di muovere gli arti per valutare il tipo di lesione. L'idea che il movimento serva a diagnosticare o ad attenuare il dolore è esattamente ciò che la spiegazione smentisce. Anche dargli da bere una bevanda superalcolica è FALSO.
La frattura esposta ha una regola propria. Non si deve spingere l'osso nel tentativo di farlo rientrare: la domanda che propone di riposizionarlo nei tessuti è FALSA. Prima di immobilizzare l'arto occorre coprire la ferita e l'osso con materiale sterile o con un panno pulito, per evitare infezioni. In generale, se ci sono ferite associate alla frattura, vanno coperte con materiale pulito. Poi si attendono sempre i soccorsi.
Ustioni: fiamme, acqua fredda, vestiti attaccati
Se sull'ustionato ci sono ancora fiamme, bisogna spegnerle soffocandole, ad esempio con una coperta. È quindi FALSO che si debba aspettare che si spengano da sole prima di intervenire: le fiamme continuano ad aggravare la lesione, e la domanda che propone di soffocarle con una coperta è VERA.
Per alleviare il dolore delle ustioni si usa, se possibile, l'acqua fredda: gli arti si immergono in acqua fredda. Poi si coprono le ustioni con materiale pulito, possibilmente sterile; la domanda sulle ustioni al busto lo esprime proprio così ed è VERA.
Sui vestiti la regola è di segno opposto rispetto all'istinto: si evita di togliere gli indumenti rimasti attaccati alla pelle bruciata. La domanda che dice «è consigliabile non toglierli» è VERA, quella che dice «bisogna sempre togliere le parti dei vestiti» è FALSA, e la parola trappola è «sempre». Staccare un tessuto incollato alla pelle bruciata strappa la lesione.
Infine, sulle bruciature non si disinfetta e non si applicano pomate né alcool. Disinfettare le bruciature con l'alcool è FALSO. Il quadro dell'ustione è quindi semplice: spegnere le fiamme, raffreddare con acqua se possibile, coprire con materiale pulito, lasciare i vestiti attaccati e non mettere nulla sulla lesione.
Corpo estraneo nell'occhio: bendare e non toccare
Se un infortunato ha un corpo estraneo in un occhio (scheggia di vetro, legno o altro), bisogna bendarglielo, senza procedere ad altre manovre. La benda protegge l'occhio, si applica delicatamente e senza esercitare pressione. Poi si attende l'intervento di uno specialista, senza toccare l'occhio fino a quel momento.
La regola di fondo è non rimuovere il corpo estraneo. Per questo è FALSO che si debba cercare «sempre e comunque» di toglierglielo: l'avverbio assoluto cancella la condizione, e la rimozione può spostare l'oggetto o provocare ulteriori lesioni. Al ferito si consiglia di non toccare l'occhio danneggiato, per evitare danni maggiori, e la domanda che lo dice è VERA.
Le manovre che le domande propongono come alternativa sono tutte sbagliate. Massaggiare la palpebra per favorire la lacrimazione strofina l'occhio ed è FALSO. Costringere l'infortunato a tenere gli occhi aperti è FALSO. Anche l'affermazione opposta, «non bisogna mai bendargli l'occhio», è FALSA, perché la benda è proprio ciò che si raccomanda; il «mai» è la spia dell'errore, e la spiegazione precisa che la benda va bene a patto di non toccare l'oggetto.
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