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Condizioni psicofisiche e primo soccorso

Alcol, farmaci e idoneità alla guida

Cosa riduce la capacità di guidare e quali requisiti fisici sono richiesti.

Che cosa fa l'alcol a chi guida

Le affermazioni sull'alcol si dividono in due gruppi speculari, e la regola per riconoscerli è una sola: l'alcool agisce sul sistema nervoso centrale e peggiora la guida, sempre. Rallenta i riflessi, riduce la capacità di giudizio, la coordinazione occhio-mano, la concentrazione e l'attenzione. Ogni quesito che gli attribuisca un vantaggio è FALSO, qualunque sia il vantaggio promesso.

I vantaggi che i quesiti provano a far passare sono sempre gli stessi. L'alcool non «facilita la guida perché rende più vigili e attenti», non «fa aumentare la capacità di concentrazione», non «annulla la stanchezza», non «migliora la vista» e non rende la guida «più sicura, più allegra e meno noiosa». Per la stanchezza la spiegazione è precisa: l'alcol non la elimina, la somma a una coordinazione ridotta. Per la vista, riduce la nitidezza, la percezione dei contrasti e la capacità di stimare le distanze. Chi in stato di ebbrezza ha «tempi di reazione più rapidi» è un'altra formulazione FALSA: i tempi di reazione aumentano.

Le formulazioni VERE descrivono gli effetti negativi, e conviene notare che sono in apparenza opposte tra loro. L'alcool può causare uno stato di euforia, con conseguente sottovalutazione del pericolo; può provocare eccitazione e imprudenza; ma può anche provocare sonnolenza e rallentare i riflessi. Non c'è contraddizione: a seconda della dose e della persona prevale l'una o l'altra fase, e in entrambi i casi la guida diventa meno sicura. Anche l'affermazione più generica, che l'alcol può far diminuire il livello di attenzione, è VERA.

Il pasto non cambia il quadro. «L'assunzione di bevande superalcoliche, durante un pasto abbondante non compromette la facoltà di guida» è FALSO: anche con cibo nello stomaco il tasso alcolemico può superare il limite legale, quindi la guida resta pericolosa e sanzionabile. Il quesito prova a spostare l'attenzione dalla sostanza (il superalcolico) alla circostanza (il pasto), ma la circostanza non elimina l'effetto.

Il recupero dopo l'alcol e le conseguenze di legge

L'idoneità alla guida dopo un consumo eccessivo di alcolici torna solo con il tempo. Il fegato metabolizza l'alcol a ritmo costante e non accelerabile: dopo un consumo eccessivo occorrono diverse ore prima che il tasso alcolemico scenda sotto il limite legale di 0,5 g/L. Per questo «è necessario che trascorrano alcune ore» è VERO.

I rimedi che i quesiti propongono per accorciare l'attesa sono tutti FALSI, e per lo stesso motivo. I cibi salati non accelerano il metabolismo dell'alcol; possono al massimo dare la sensazione di essere «meno ubriachi». Il caffè amaro può mascherare la sonnolenza, ma non riduce il tasso alcolemico né restituisce riflessi e capacità di giudizio. In entrambi i casi la sensazione di lucidità cambia, il sangue no.

Il recupero è ancora più lento se all'alcol si sono aggiunti dei farmaci: alcol e farmaci hanno effetti cumulativi e la loro eliminazione richiede tempo. Ecco perché è VERO che un conducente che ha assunto una quantità eccessiva di alcolici non può recuperare velocemente l'idoneità, «specie se ha assunto anche dei farmaci». L'effetto che si percepisce come finito può non esserlo: l'alcolemia può restare sopra il limite e i farmaci possono prolungare la compromissione.

Sul piano delle conseguenze, chi guida in stato di ebbrezza alcolica (concentrazione di alcool nel sangue superiore al limite stabilito) rischia l'arresto. Nella circolazione, inoltre, la guida in stato di ebbrezza comporta il ritiro immediato della patente, con sospensione. Attenzione al confine: il ritiro immediato riguarda il conducente in stato di ebbrezza, non chi trasporta un passeggero in stato di ebbrezza; in quel caso la patente non viene ritirata sul posto.

Un quesito costruito per sorprendere è quello sul veicolo senza motore: chi lo guida con una concentrazione di alcool nel sangue superiore al limite stabilito non può dirsi esente da sanzioni, e l'affermazione «non è soggetto ad alcuna sanzione» è FALSA. Il limite riguarda la persona alla guida, non il tipo di mezzo.

Droghe e stupefacenti

Per le sostanze stupefacenti la regola è la più netta dell'intero argomento: l'idoneità alla guida può essere compromessa dall'uso di droghe, e l'elenco che ricorre nei quesiti comprende allucinogeni (LSD, ecstasy, ecc.), anfetamine, hashish, marijuana, cocaina, eroina. Ogni affermazione che le dichiari compatibili con la guida è FALSA.

La spiegazione è la stessa per tutte, e va compresa oltre l'elenco: queste sostanze alterano la percezione, i tempi di reazione e la capacità di giudizio. Gli allucinogeni, come LSD ed ecstasy, alterano la percezione anche quando non provocano sonnolenza; le anfetamine e la cocaina sono stimolanti, ma la maggiore «energia» che danno non compensa il giudizio alterato. Per eroina e cocaina la legge le considera incompatibili con la guida.

Le coppie di quesiti a risposta opposta sono il modo in cui l'esame verifica la comprensione. «L'assunzione di hashish o di marijuana può compromettere la facoltà di guida» è VERO; «non compromette la facoltà di guida» è FALSO. Allo stesso modo «L'assunzione di LSD o l'anfetamina non compromette la facoltà di guida» è FALSO. Basta che la frase contenga la negazione, riferita a una sostanza stupefacente, perché sia da rifiutare. Per la cannabis la spiegazione aggiunge che il THC, principio attivo della marijuana, altera percezione, tempi di reazione e giudizio.

Farmaci sedativi e sostanze che non compromettono la guida

Tra i farmaci il quesito ricorrente riguarda i sedativi e gli antidepressivi: l'idoneità alla guida può essere compromessa dall'uso di alcuni farmaci sedativi o antidepressivi, ed è VERO che nei farmaci sedativi sono presenti sostanze che possono compromettere la facoltà di guida. Ansiolitici, ipnotici, antistaminici e analgesici oppiacei riducono attenzione, riflessi e capacità di giudizio; molti antidepressivi possono provocare sonnolenza, vertigini o rallentamento dei riflessi. Di fronte a un farmaco di questo tipo il comportamento corretto è informare il medico e, se necessario, astenersi dalla guida finché non si conoscono gli effetti sul proprio stato di vigilanza.

Il secondo gruppo di quesiti serve a verificare che il principio sia stato capito e non memorizzato come «tutto ciò che si assume compromette la guida». Le bevande gassate, il caffè amaro, gli integratori di sali minerali e gli integratori alimentari non compromettono l'idoneità alla guida, quindi le relative affermazioni sono FALSE. Il criterio è l'effetto psicoattivo: solo alcol, sostanze stupefacenti e farmaci con effetti sul sistema nervoso alterano riflessi, concentrazione e giudizio.

Il caffè amaro merita un'attenzione a parte, perché compare in due quesiti con risposte diverse. Che l'uso di caffè amaro comprometta l'idoneità è FALSO: contiene caffeina, una sostanza stimolante, che non diminuisce le capacità di guida e può aumentare temporaneamente la vigilanza. Che il caffè amaro faccia recuperare velocemente l'idoneità a chi ha bevuto troppo è anch'esso FALSO: qui il caffè è innocuo, ma non ha alcun potere sull'alcol già assunto. La differenza sta nella domanda posta: nel primo caso si chiede se il caffè faccia male alla guida, nel secondo se faccia passare la sbornia.

Gli integratori seguono la stessa logica, con la clausola che vanno assunti secondo le indicazioni: usati correttamente non alterano le capacità motorie, la concentrazione o i riflessi e non sono un fattore di rischio.

Occhiali, stanchezza, alimentazione e stato emotivo

L'obbligo di correzione visiva dipende da ciò che è scritto sulla patente. Se sulla patente è indicato l'obbligo, per esteso o sotto forma di codice armonizzato «01», occhiali da vista o lenti a contatto vanno usati durante la guida, in ogni momento. Sono quindi VERE tutte le formulazioni che agganciano l'obbligo alla patente: «quando è indicato sulla patente», «se nella patente è stato inserito il codice armonizzato "01"», «per esteso o sotto forma di codice».

Le formulazioni FALSE aggiungono una condizione che la regola non prevede. Non vale «soltanto in caso di scarsa visibilità», non vale l'intervallo che va da mezz'ora dopo il tramonto a mezz'ora prima dell'alba, non vale «soltanto sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali», non vale «solo quando la miopia supera 6 diottrie». La correzione ottica va indossata in ogni momento di guida, non solo di sera o su certe strade, e la soglia in diottrie non compare nella regola: conta l'annotazione sulla patente.

Anche la stanchezza compromette la guida perché riduce attenzione, tempi di reazione e capacità di giudizio. Il comportamento opportuno è raggiungere la più vicina piazzola di sosta e riposare, riducendo la velocità nel tragitto. È FALSO, e pericoloso, che serva «avvicinarsi il più possibile al veicolo che precede»: avvicinarsi riduce il margine di sicurezza e aumenta il rischio di tamponamento, mentre chi è stanco ha bisogno di più spazio, non di meno.

Lo stesso principio vale per l'alimentazione e per lo stato d'animo. Un'alimentazione pesante ed eccessiva, o con cibi di difficile digestione, è sconsigliata a chi deve guidare: rallenta la digestione, provoca sonnolenza e può causare malesseri, con calo dell'attenzione e aumento dei tempi di reazione. Ed è sconsigliabile guidare con uno stato emotivo alterato (rabbia, tristezza, ansia): la concentrazione cala e le decisioni diventano impulsive.

Nel caso in cui dubbi sull'idoneità fisica e psichica emergano dopo il rilascio, la revisione della patente può essere disposta qualora sorgano dubbi che il conducente sia ancora in possesso dell'idoneità tecnica alla guida; è il meccanismo con cui l'autorità verifica che le condizioni richieste per guidare permangano.

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