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Responsabilità, assicurazione e attenzione alla guida

Attenzione, distrazioni e limiti del conducente

Telefono, navigatore, emozioni e sensi: cosa sottrae attenzione alla strada.

Domanda 3768, VERA: prima di immettersi in retromarcia il conducente deve badare ai pedoni che passano dietro il veicolo, cioè in una zona che lo specchio e lo sguardo in avanti non coprono. È l'attenzione ai bordi e alle spalle richiesta dalla regola sugli utenti che non stanno davanti al veicolo.

L'attenzione è una risorsa limitata e non si spegne mai

Il punto di partenza di tutto il capitolo è che la quantità di attenzione che si può dedicare alla strada non è illimitata: l'affermazione contraria è FALSA. Stanchezza, stress, uso del cellulare o di altri dispositivi ne consumano una parte, e ciò che resta è quanto il conducente ha davvero a disposizione per accorgersi di un pericolo. Il Codice della Strada pretende una guida in condizioni di piena capacità di attenzione.

Da qui discende una seconda regola, che l'esame formula in negativo per trarre in inganno: l'attenzione non serve «solo» quando si compiono manovre pericolose come un sorpasso. Le domande che contengono «solo quando» sono FALSE, perché la vigilanza deve essere costante, anche con traffico regolare, altrimenti non si reagisce a un imprevisto. Lo stesso ragionamento vale per l'incrocio: quando lo si attraversa è necessario mantenere la massima concentrazione, perché lì confluiscono più flussi di traffico e più segnali.

L'attenzione ha però anche un lato incoraggiante: si può «allenare». È vera l'affermazione che la capacità di attenzione può essere migliorata con esercizi specifici; come un muscolo, si affatica ma si rinforza con la pratica. Chi crede che sia una dote innata e immodificabile sbaglia.

Infine conta dove si guarda. Il conducente non deve concentrarsi prevalentemente sul tratto di strada non superiore a tre metri davanti al veicolo: la zona di osservazione si estende almeno a 20-30 metri, altrimenti i pericoli si scoprono quando è troppo tardi per anticiparli. Bisogna inoltre badare sia agli utenti che stanno davanti al veicolo, sia a quelli ai bordi della strada.

Telefono, navigatore, autoradio: i compiti «abituali» distraggono lo stesso

Il cellulare è la distrazione più frequente nelle domande. Tenerlo in mano richiede attenzione visiva, manuale e cognitiva: distoglie lo sguardo, rallenta i riflessi e aumenta il rischio di incidente. Per questo sono FALSE tutte le versioni «con giustificazione»: comporre un numero senza fermarsi perché non si vede pericolo imminente, o inviare un rapido messaggio mentre si attende ferma ad un incrocio. Anche a veicolo fermo l'uso del cellulare resta una distrazione vietata dall'art. 173; l'eccezione riguarda il vivavoce o le emergenze, non certo i messaggi.

Attenzione al vivavoce: è vero che il Codice consente di usarlo, ma la domanda che chiede se l'uso del cellulare con viva-voce «può ridurre l'attenzione» è VERA. La conversazione impegna la mente anche quando le mani sono libere, quindi la distrazione cognitiva resta. Le due cose non si contraddicono: il vivavoce è tollerato, ma non è privo di rischio.

Il navigatore segue la stessa logica. Impostarlo mentre si guida riduce l'attenzione alla strada, e programmarlo «in qualsiasi momento» durante la marcia è FALSO: richiede lo sguardo e le mani fuori dal volante. Si interviene solo a veicolo fermo o con l'aiuto di un passeggero; meglio ancora impostare il percorso prima di partire e affidarsi alle indicazioni vocali. Anche concentrarsi sulle indicazioni può essere un elemento di distrazione, perché leggere la mappa sposta lo sguardo dalla strada.

L'errore tipico dell'autoradio è la giustificazione dell'abitudine: sintonizzarla manualmente «non comporta perdita di attenzione perché è un compito che si è abituati a svolgere» è FALSO. Qualsiasi operazione che richieda di distogliere lo sguardo o le mani dalla guida aumenta il rischio, anche se abituale. Vale lo stesso per la musica a volume molto alto, che distrae e copre clacson, sirene e rumore degli altri veicoli.

Un'ultima regola di questo gruppo riguarda gli specchi retrovisori: vanno regolati prima di mettersi in marcia, a veicolo fermo. Regolarli in movimento è FALSO perché distrae e può far perdere il controllo. Anche lo specchio destro non è riservato ai conducenti esperti: è obbligatorio per tutti e serve a controllare la zona cieca sul lato destro.

Emozioni, stanchezza e alcol: quando è il conducente a ridurre la propria attenzione

Le emozioni influenzano l'attenzione: rabbia, ansia o euforia alterano la percezione del rischio e la concentrazione, e possono portare a decisioni impulsive. L'ansia in particolare provoca tensione e pensieri ricorrenti, e rallenta la capacità di accorgersi dei pericoli. Ma la soluzione non è minimizzare: «sottostimare sempre le situazioni di pericolo per non farsi travolgere dall'ansia» è FALSO, perché il conducente deve valutare i rischi in modo realistico, evitando sia la sottostima sia la sovrastima.

Lo stesso vale per lo stress. Con traffico intenso lo stress non aiuta a restare vigili: l'affermazione è FALSA, perché tensione e sovraccarico peggiorano la percezione anziché affinarla. Anche il clima a bordo pesa: parlare animosamente con i passeggeri, o la presenza di passeggeri che schiamazzano, può influenzare negativamente il comportamento di guida, perché la conversazione accesa distrae, aumenta lo stress e può indurre a gesti impulsivi. Per lo stesso motivo il conducente non deve accogliere gli inviti dei passeggeri a guidare più velocemente: la velocità è responsabilità sua e superare i limiti di legge per assecondarli è una condotta pericolosa.

La stanchezza rallenta i tempi di reazione, riduce la vigilanza e può provocare microsonnellini: l'attenzione diminuisce quando si è affaticati. Un veicolo con sospensioni inefficienti, ad esempio, aumenta l'affaticamento del conducente.

L'alcol è il caso in cui l'esame fabbrica le trappole più creative, ma la regola è una sola: qualsiasi quantità altera tempi di reazione, percezione e coordinazione. Sono FALSE sia «con 0,5 grammi per litro si riesce a concentrarsi meglio», sia «un liquore ad alta gradazione migliora l'attenzione dopo circa 10 minuti», sia «con ebbrezza lieve si guida comunque in sicurezza». L'alcol è un depressivo del sistema nervoso centrale e non esiste alcun miglioramento delle capacità cognitive; dopo 10 minuti la capacità di guida peggiora, non migliora.

I sensi hanno soglie e l'ambiente cambia i tempi di reazione

I nostri sensi non colgono tutti gli stimoli presenti nell'ambiente, e la domanda con la formulazione affermativa («riescono a cogliere tutti gli stimoli») è FALSA, mentre quella negativa («non riescono a cogliere tutti») è VERA: sono la stessa regola scritta in due versi opposti, e conviene riconoscerle entrambe. La ragione è la soglia: non si percepiscono gli stimoli troppo deboli, ma nemmeno quelli eccessivamente intensi. Per questo sono FALSI anche gli enunciati secondo cui i sensi percepiscono stimoli di qualunque intensità.

La conseguenza pratica è che non ci si può fidare solo della percezione sensoriale: servono anche le regole di precedenza e la prudenza. In questo quadro l'udito è un senso importante, e dire il contrario è FALSO: consente di avvertire sirene, clacson, rumore di pneumatici o di veicoli in avvicinamento e segnali di pericolo di altri utenti.

Anche la percezione del pericolo e la reazione conseguente dipendono dalle condizioni ambientali. Luce, pioggia, nebbia, rumore e traffico intenso alterano i tempi di percezione e di risposta, ed è per questo che la velocità va adattata all'ambiente. La domanda in forma affermativa è VERA, quella che nega l'influenza («non sono influenzate») è FALSA. Vale a colpo d'occhio la formula: ambiente → tempo di reazione.

Conoscere i propri limiti e leggere gli altri utenti

Sopravvalutare le proprie capacità è una delle cause più frequenti di incidenti, quindi il conducente non deve mai farlo. Aggiunge l'esame che non sempre si è in grado di valutare correttamente le proprie capacità di guida, e che a volte ci si espone a situazioni più rischiose di quelle che si è in grado di gestire: entrambe VERE. L'autovalutazione è distorta da esperienza, alcol, stanchezza e eccesso di fiducia, e chi non è sicuro deve astenersi dal guidare.

Il secondo versante è il comportamento altrui. Per prevenire incidenti il conducente valuta attentamente ciò che fanno gli altri utenti, e sono FALSE le formule che lo autorizzano a ignorarli: non può non tenerne conto perché non rispettano il Codice, e il loro comportamento non è ininfluente. Il principio di prudenza vale anche quando è l'altro a sbagliare, e ignorarlo è negligenza perseguibile civilmente e penalmente.

In questa cornice si inserisce il rispetto delle norme, che l'esame presenta con molte varianti tutte FALSE nella loro versione restrittiva. Le regole valgono per tutti, non solo per gli utenti deboli; non solo quando la sanzione è elevata; non solo con traffico intenso ma anche in circolazione scorrevole; e la posizione sulla carreggiata non è una norma secondaria che si possa non osservare, perché è una norma primaria di sicurezza. Il divieto di sorpasso non si può violare nemmeno dopo più di 10 minuti in coda dietro un veicolo lento. Sono invece VERE le formulazioni che ne indicano lo scopo: garantire maggiore sicurezza a tutti gli utenti, veicoli a motore e non, e ridurre l'intralcio alla circolazione.

Anche all'incrocio la prudenza batte la fretta. Chi vuole passare per primo non deve arrivare più velocemente, perché il diritto di precedenza non dipende dalla velocità; e se non si è certi di attraversare in sicurezza, ci si arresta e si aspetta che transitino tutti i veicoli con cui c'è pericolo di collisione. Le conseguenze giuridiche di questi comportamenti sono trattate negli articoli sulle tre responsabilità e sull'assicurazione.

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