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Distanza di sicurezza

Quando aumentare la distanza di sicurezza

Pioggia, velocità, carico e stanchezza cambiano il margine necessario.

Il pannello integrativo che invita ad aumentare la distanza di sicurezza in caso di pioggia rende esplicito, in forma di segnale, il principio generale: il maltempo riduce l'aderenza e impone un margine maggiore rispetto al veicolo che precede.
Il segnale di pericolo che avverte del rischio di ghiaccio ricorda che in quelle condizioni, oltre a moderare la velocità, la distanza di sicurezza va aumentata: l'aderenza ridotta allunga lo spazio necessario per fermarsi.

Uno spazio che varia, non un numero fisso

La distanza di sicurezza è lo spazio da mantenere rispetto al veicolo che precede, necessario per riuscire a fermarsi in tempo in caso di pericolo senza tamponarlo. Non è un valore fisso: il minimo indispensabile deve essere almeno pari ai metri che il veicolo percorre durante il tempo di reazione del conducente, cioè nel tempo che intercorre tra la percezione del pericolo e l'inizio della frenata vera e propria.

Poiché il tempo di reazione è all'incirca costante (circa un secondo), lo spazio minimo cresce in proporzione diretta con la velocità. A 30 km/h il margine minimo è di circa 9 metri, a 50 km/h circa 14 metri, a 100 km/h circa 28 metri, a 130 km/h circa 36 metri e a 150 km/h circa 42 metri. Chi dichiara un valore più basso per una di queste velocità sbaglia il calcolo del tempo di reazione, non solo la stima della frenata.

Questo margine minimo non coincide con lo spazio di frenatura del veicolo, che si aggiunge dopo e dipende da fattori diversi: dire che la distanza di sicurezza deve essere almeno pari allo spazio di frenatura è impreciso, perché deve essere maggiore, includendo anche lo spazio percorso durante la reazione. Allo stesso modo non ha nulla a che vedere con la distanza di visibilità, cioè fin dove l'occhio riesce a vedere la strada: sono due grandezze indipendenti.

Proprio perché è un margine di sicurezza e non un obbligo legato alla sola velocità, va rispettata sempre, anche a velocità ridotta e anche nell'istante in cui si inizia una manovra di sorpasso: non esiste una soglia di velocità sotto la quale il rispetto della distanza smette di valere.

Il conducente: riflessi, attenzione, stato di salute

Il tempo di reazione su cui si basa il calcolo della distanza minima non è uguale per tutti i conducenti. La prontezza dei riflessi, il livello di attenzione e concentrazione durante la guida e le condizioni psicofisiche generali, compreso lo stato di salute, determinano quanto tempo passa realmente tra il vedere il pericolo e il premere il freno: più lento è questo passaggio, più lunga deve essere la distanza da mantenere.

Per lo stesso motivo la distanza va aumentata quando è difficile valutare il comportamento del conducente che precede, ad esempio perché il suo stile di guida è irregolare o imprevedibile: in quel caso il margine serve anche a compensare l'incertezza su cosa farà chi sta davanti, non solo il tempo fisico di reazione.

Questi fattori sono personali e cambiano da un momento all'altro dello stesso viaggio: la stanchezza dopo ore di guida o un calo di concentrazione riducono la prontezza di reazione tanto quanto la inesperienza, e vanno compensati aumentando la distanza piuttosto che confidando in frenate più decise.

La strada, il traffico e le condizioni atmosferiche

L'andamento plano-altimetrico della strada, cioè la presenza e l'entità di salite o discese, modifica la capacità di arresto del veicolo: in discesa la forza di gravità si somma alla velocità e allunga lo spazio necessario per fermarsi, quindi la distanza da tenere deve crescere di conseguenza.

Quando si marcia in colonna conviene aumentare la distanza di sicurezza proprio per evitare i tamponamenti a catena: se il primo veicolo frena bruscamente, un margine più ampio dà a ciascun conducente il tempo di reagire prima che l'effetto si propaghi ai veicoli successivi.

Pioggia, neve, ghiaccio e nebbia riducono sia l'aderenza della carreggiata sia la visibilità: in entrambi i casi la distanza di sicurezza deve aumentare, perché serve più spazio per fermarsi e più tempo per accorgersi di un ostacolo. Lo stesso vale quando la strada è ghiacciata, situazione in cui oltre a moderare la velocità occorre tenere presente che il margine dal veicolo che precede cresce ulteriormente.

Nessuna di queste situazioni, però, corrisponde a un valore in metri stabilito dal codice: non esiste una distanza minima fissa di 100 metri per la forte pioggia, per una nevicata in corso o per le forti discese, né la distanza va aumentata percorrendo la corsia d'emergenza o mantenuta sempre a 70 metri sulle strade extraurbane. In tutti questi casi l'aumento è una regola di comportamento da adattare alla situazione reale, non una soglia numerica da applicare meccanicamente.

Il veicolo: efficienza tecnica e carico

Lo stato di efficienza del veicolo incide direttamente sulla distanza necessaria per fermarsi. Conta l'efficienza dei freni di servizio, quelli effettivamente usati durante la marcia per rallentare o arrestarsi: se sono meno efficienti il percorso di frenata si allunga e la distanza di sicurezza deve crescere. Il freno a mano e il freno di stazionamento, invece, servono solo a mantenere fermo il veicolo in sosta e non intervengono nella frenata durante la marcia: la loro efficienza non entra nel calcolo della distanza di sicurezza.

Contano anche la condizione e l'aderenza dei pneumatici: pneumatici usurati o con pressione scorretta riducono la tenuta sull'asfalto e allungano lo spazio di arresto, quindi impongono un margine maggiore. Lo stesso principio vale per l'entità del carico trasportato: un veicolo più carico ha una massa maggiore e richiede più spazio per fermarsi, per cui la distanza va aumentata in proporzione al carico.

Il tipo di veicolo condotto e il suo stato generale di efficienza rientrano nello stesso calcolo: un veicolo pesante come un autocarro ha uno spazio di frenata più lungo rispetto a un'autovettura, non più corto, quindi seguirlo richiede aumentare la distanza, non diminuirla.

Non incidono invece sul calcolo altri dati tecnici del veicolo: il tipo di alimentazione del motore (benzina, gasolio, GPL), la cilindrata e la potenza del motore non modificano né l'aderenza né la forza frenante disponibile, e lo stesso vale per la marcia innestata, il numero di marce del cambio e la presenza del servosterzo. Sono caratteristiche che riguardano l'accelerazione o la guidabilità, non la capacità di arresto.

Cosa non conta, anche se sembra logico

Alcuni elementi sembrano intuitivamente legati alla distanza di sicurezza ma non lo sono, perché non incidono né sul tempo di reazione né sulla capacità di frenata. L'ampiezza della carreggiata e il numero di corsie della strada servono a garantire spazio per eventuali manovre, non a determinare quanto tempo serve per fermarsi: allargare la strada non accorcia la frenata.

Allo stesso modo non contano le dimensioni dei veicoli coinvolti: né la larghezza del proprio veicolo, né quella del veicolo che precede, incidono sullo spazio di arresto. Anche un eventuale limite di velocità riportato sul retro del veicolo che precede non è un dato su cui basare la propria distanza: quello che conta è la velocità realmente tenuta in quel momento, non un'indicazione scritta sul veicolo.

Il tipo o la dimensione del veicolo che segue sono altrettanto irrilevanti: la responsabilità di mantenere la distanza di sicurezza spetta a chi segue, non a chi precede, che non ha alcun obbligo di sorvegliare se il veicolo dietro di sé la rispetti. È lo stesso principio che regola le responsabilità in caso di tamponamento, dove conta la condotta di chi segue.

Le uniche due soglie fisse previste

Al di fuori della regola generale legata al tempo di reazione, il codice fissa un valore in metri solo in due casi specifici. Il primo riguarda una macchina sgombraneve o una macchina spanditrice di sale in azione: la distanza minima da mantenere è di 20 metri, non 10 e non 15, perché queste macchine operano proiettando materiale sulla carreggiata che riduce l'aderenza per un tratto dietro di loro.

Il secondo riguarda i veicoli pesanti: su una strada extraurbana a una corsia per senso di marcia, tra veicoli adibiti al trasporto di merci con massa complessiva superiore a 3,5 tonnellate a cui sia stato imposto il divieto di sorpasso reciproco, la distanza da mantenere deve essere di almeno 100 metri, per garantire spazio sufficiente a gestire un'emergenza senza che nessuno dei due possa superare l'altro.

Fuori da questi due casi, nessuna situazione particolare ha un valore fisso associato: la distanza non può essere ridotta percorrendo una galleria, né in autostrada con l'idea che una frenata improvvisa del veicolo che precede sia meno probabile. In entrambi i casi vale il principio opposto: la distanza va mantenuta secondo la regola generale legata a velocità, conducente, strada, meteo e veicolo, senza eccezioni che la riducano.

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